Stampa
Esci
Tappa
Itinerario
LA VILLA ROMANA DI ISERA
Isera- Rovereto
LA VILLA ROMANA D’ISERA
La villa romana di Isera fu scoperta dopo la seconda guerra mondiale negli anni 1946-1949 perché si voleva costruire la scuola d’infanzia di Isera. La villa romana risale al I secolo a.C. e rimase abitata fino al I d.C. Gli scavi si sono effettuati in due tempi: i primi scavi sono avvenuti tra il 1960-1970, successivamente negli anni 80-90 le ricerche sono riprese e sono stati smantellati i pavimenti dell’asilo, trovando nuovi reperti. (Vedi allegato "I reperti di Isera")
DOVE SORGE LA VILLA ROMANA
Isera è un piccolo centro della Vallagarina che sorge alle pendici del monte Biaena, sulla destra dell’Adige, collocato sul versante opposto rispetto a Rovereto. Il paese è circondato da campi coltivati a vite, questa coltura era conosciuta e praticata già in epoca romana. Conosciamo solo una parte della villa Romana (la basis villae, zona abitata seminterrata sempre presente nelle ville romane costruite su un pendio) posta su una terrazzamento artificiale al centro del paese, nei pressi della chiesa, che per anni è rimasta sepolta sotto l’orto della canonica. Il terreno, che si affaccia sul fiume, occupa una superficie di 300 m² circa ma si ipotizza che la superficie sulla quale sorgeva la villa fosse tra i 2000 e 4000 metri quadrati. Probabilmente se si scavasse sotto le fondamenta della chiesa si troverebbero altre interessanti tracce riguardanti questa costruzione.
LA STORIA DELLA VILLA ROMANA D’ISERA
La villa romana d' Isera ha avuto una vita breve. I segni del declino sono già registrabili in età Flavia, con l’abbandono da parte degli abitanti nei decenni successivi al I secolo d.C. Nel corso degli scavi effettuati durante gli anni 1970, gli archeologi hanno notato consistenti tracce di carbone in quasi tutti i vani della villa, quindi si ipotizza che ci sia stato un grande incendio( vedi immagine allegata:resti_incendio). Ma s’ipotizza anche un’altra causa dell’abbandono, in coincidenza con le guerre civili, che anticipano il periodo di Vespasiano.
STRUTTURA DELLA VILLA ROMANA (vedi scheda generale sulle case dei romani, allegato "la villa")
La villa è articolata in una serie di ambienti rettangolari disposti a pettine.
La parte scavata comprende una basis villae, che contiene due sale da pranzo (triclinia) situate ai lati della stanza da letto (cubiculum), una cucina, degli ambienti di servizio e un settore balneare con vasche, condotte idriche e impianto di riscaldamento, situato nell’area indagata più recentemente. La basis villae formava il terrazzo artificiale per un piano soprastante, come si è capito dai frammenti di pavimento, dagli affreschi (parietali e di soffitto) e da parti di tetto crollate nella stessa basis villae. I muri della basis villae sono fatti di grandi ciottoli legati con malta. Sono stati recuperati anche quattro pezzi di muro in argilla, rafforzato con un telaio ligneo e con un graticcio di vimini di salice. La pittura parietale vi è ancora attaccata. Nell’antichità i muri di argilla erano molto diffusi, ma è molto difficile portarli alla luce perché, di solito, questo materiale edilizio si decompone confondendosi con la terra. A Isera la scoperta dell’architettura di terra è stata facilitata dal fatto che molti frammenti di muro erano stati “cotti” nell’incendio. La presenza di affreschi e la buona conservazione del muro d’argilla sono elementi interessantissimi perché essi sono rari, non solo nella valle dell’Adige, ma in tutta l’Italia settentrionale. Oltre ad attestare la romanizzazione del sito, gli affreschi datano l’edificio alla prima epoca imperiale. Stile, motivi e colori della decorazione rispecchiano, infatti, il modello allora usato nell’Italia centrale, quando l’imperatore Augusto introdusse un nuovo linguaggio figurativo.
Scheda Generale
"Sezione Didattica"
Proposte didattiche per lo svolgimento dell'uscita
PREREQUISITI
1. Visita al Museo Civico di Rovereto per una lezione sulla romanizzazione in Trentino e la visione dei reperti ritrovati presso la Villa di Isera.
2. L’età romana in Trentino
Le prime testimonianze dei contatti tra i Reti del Trentino e i Romani risalgono al III-II sec. a.C., quando i Romani, dopo aver conquistato le regioni ad ovest del Mediterraneo, iniziarono a salire verso le zone a nord del Po. I primi reperti risalgono al III-II sec. a.C. e sono alcune monete ritrovate sul doss Trento che testimoniano gli scambi commerciali tra le popolazioni locali e i Romani. Si crede che all’inizio i Romani stipularono dei trattati con le classi dirigenti locali, che accolsero volentieri la mentalità ed i costumi romani. Solo gli inizi del I sec. a.C. la regione a nord del Po venne dotata di un organizzazione politico-amministrativa, con la concessione del diritto latino ( condizione giuridica delle colonie latine ) a tutte le comunità. Esse godevano così di un autonomia amministrativa rispetto Roma, ma erano sue alleate e avevano l’obbligo di fornirle un esercito e di esserle fedeli nella politica estera. Nel 49-42 a.C. i Cisalpini ottennero la cittadinanza romana. Sorsero così i Municipia, formati da una città e dal territorio circostante.
Alla fine del I sec. Ottaviano Augusto divise il territorio italiano in undici regioni. La X regio comprendeva l’attuale Lombardia orientale, il Trentino, il Veneto, il Friuli e una parte dell’Istria. A Tridentum, l’odierna Trento, sorgeva un centro politico-amministrativo ben organizzato. La Tabula Clesiana è uno dei documenti più importanti della nostra regione. Si tratta di una tavola che concede la cittadinanza agli Anauni, ai Sinduni e ai Tuliassi, popolazioni stanziate in Val di Non.
La Val Lagarina
La Val Lagarina è una delle zone del Trentino più ricche di reperti d’età romana. Sono stati trovati resti d’abitazioni e di sepolture.
A Nomi, poco lontano dall’Adige, furono scoperti resti di una necropoli, realizzata sul dosso S.Pietro. Anche nel sito Servis, sopra Pomarolo, ne è stata trovata una databile in età tardo romana, da cui sono state recuperate alcune fibule. Poco lontano, a Pra del Rover, sono state scoperte tegole e pesi di telaio, potrebbe trattarsi della discarica della vicina fornace.
Ad Isera, nel 1946-1949, sono stati riportati alla luce i resti di un edificio a due piani, probabilmente del primo secolo d.C. si trattava di una villa con ricche decorazioni pavimentali a mosaico e parietali ad affresco. Nelle zone di Rovereto sono stati rinvenuti molti reperti, ciò dimostra che la zona era molto abitata.
Nella zona d’Ala ed Avio sono state rinvenute due iscrizioni funerarie risalenti al 1 sec. d.C., queste due iscrizioni ci dicono i nomi dei defunti, il loro rapporto di parentela e le loro attività.
Le strade romane
La viabilità, per l’impero romano, ha sempre rappresentato un elemento di fondamentale importanza per l’organizzazione territoriale. Il tracciato delle diverse strade non risponde a necessità settoriali, bensì segue un disegno a vasto raggio, in cui le esigenze militari e di occupazione hanno il sopravvento. Ai percorsi militari, realizzati manualmente dagli stessi soldati, si aggiungono quelli commerciali che lentamente porteranno al decadimento dei primi. Con tracciati più rettilinei possibile, l’avanzata romana non conosce ostacoli: si evitano le curve, i fianchi delle montagne esposte a nord, pericolosi avvallamenti esposti a valanghe e inondazioni, le estese paludi. Per attraversare i fiumi costruivano ponti in pietra “ memorabili “. Le vie lastricate con pietre si ritrovano solo nell’attraversamento dei grossi centri abitati e, ovviamente, lo erano tutte le strade che portavano a Roma.
Le arterie della viabilità minore erano in terra battuta, mentre le vie di lunga percorrenza, mostravano, su delle solide fondamenta in legno, pietra e sabbia, una copertura in ghiaia ben battuta. In età repubblicana la responsabilità delle strade principali ricadeva sul Senato attraverso i consoli e i pretori, mentre in età imperiale le vie costruite a spese dello Stato sotto la guida di un in geniere, erano sorvegliate dai curatores viarum, che controllavano anche l’esatta ubicazione dei cippi miliari. Nella teoria, tutte le strade del mondo romano avrebbero dovuto far capo al Miliarum Aureum, un enorme colonna in bronzo dorato, fatta erigere da Augusto nel 20 a.C. nel Foro romano.
La Via Claudia Augusta
Una delle tracce tipiche dello stanziamento romano, in Trentino come altrove, sono le strade.
Roma cominciò a dotare la zona Cisalpina di una rete stradale per scopi militari solo dopo la vittoria a Casteggio contro gli Insubri (222a.C.) e dopo la fondazione di Piacenza, Cremona e Aquileia.
Lo scopo per cui, nel 15 a.C. ,fu costruita la Via Claudia Augusta era quello di difendere la linea a nord lungo le terre del Danubio e del Reno. Druso, figlio adottivo di Augusto, iniziò a progettarla, fu finita da suo figlio Claudio nel 46-47 a.C.
Nel secolo scorso sono state avanzate due ipotesi riguardo al percorso della Via Claudia Augusta. La prima tesi sosteneva che ci fosse un’unica via che partiva dal Danubio, entrando in Italia attraverso il passo di Resia e scendeva poi lungo l’Adige, a Trento; a questo punto un ramo proseguiva verso il Po fino a Ostiglia (MN) (via Claudia Augusta Padana), mentre l’altro raggiungeva Altino (VE), lungo la Valsugana (via Claudia Augusta Altinate).Questa è l’ipotesi che oggi raccoglie più consensi.
La seconda conclusione delinea due percorsi indipendenti: uno che riprende la via Claudia Augusta Padana, l’altro che parte da Altino, risale la valle del Piave, supera il Passo di M. Croce, entra in Val Pusteria e va al Brennero. Quest’ultima ipotesi risulta però, poco credibile.
La presenza di una strada romana è ribadita dalla presenza di numerose testimonianze archeologiche, come resti di pavimentazione viaria, cippi miliari e ponti.
Le strade romane erano costruite tenendo conto del territorio e erano tracciate il più possibile rettilinee. La larghezza della strada doveva consentire il passaggio di due carri contemporaneamente. .Esse in città erano lastricate con pietre e, quelle che sono arrivate fino a noi, portano visibili i segni dei passaggi dei carri.
Una strada per la valle dell’Adige, che collegava Verona a Trento, esisteva già dal I sec. a.C. ma è dopo la guerra contro i Reti che Druso progetta interamente la Via Claudia- Augusta, dal fiume Po all’odierna Augsburg in Baviera (Augusta Vindelicorum).
Lungo il tracciato delle strade romane si trovano dei ceppi miliari, che, con le loro iscrizioni, aiutano il viaggiatore a conoscere le miglia percorse e indicano dove si può trovare un posto per il ristoro (stazioni). Le pietre miliari sono colonne, generalmente cilindriche collocate ai lati della strada. Nel tardo impero i ceppi assunsero il significato di statue votive per gli imperatori. Le stazioni intermedie documentate dagli itinerari si possono all’incirca collocare nelle seguenti zone:
In Vallagarina, poco a Nord della “chiusa verone se” e di Ceraino;
Tra Marani di Ala, Chizzola e Marco;
Tra Marco, Isera e Rovereto.
.
Il tracciato della Via Claudia- Augusta è grossomodo quello dell’odierna statale del “Brennero”, sulla sinistra dell’Adige, ma un po’ più rettilineo.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, con l’invasione di Ostrogoti, Longobardi e Franchi, le strade decaddero velocemente.
Termini nuovi
VILLA RUSTICA: fattoria adibita principalmente alla produzione agricola;
VILLA URBANA: residenza lussuosa destinata al riposo e al tempo libero;
PARS RUSTICA: parte della villa rustica adibita a scopi produttivi e abitata dal personale dell'azienda;
PARS URBANA : parte della villa rustica destinata al soggiorno del padrone;
PARS FRUCTUARIA:parte della villa riservata alla lavorazione e alla conservazione dei prodotti dei campi;
CUBICULUM: stanza da letto;
CULINA: cucina;
BALNEUM: bagno;
TRICLINIUM: stanza da pranzo dove si consumavano i pasti stando sdraiati.
Tratto da " Le case dei Romani - domus,villa rustica e villa urbana" di B.de Gerloni e P.Salomoni, ed. Osiride, 2002.
Tappe del sentiero
Isera e Castel Corno (Miria Manzana)
. .
Val Lagarina (Miria Manzana)
. .
CASTEL CORNO (Miria Manzana)
LA VILLA ROMANA DI ISERA (Miria Manzana)
. .
IL MUSEO DELLA CARTOLINA DI ISERA (Miria Manzana)
Stampa
Esci
isera_villa.jpg
la villa.doc
I REPERTI DI ISERA.doc
resti_incendio.jpg